Elogio del vasto

Esperienza della vastità. Vastità dell’esperienza. Sentirsi piccolo di fronte alla grandezza implica il sentirsi grande di fronte alla piccolezza. A volte capita, la seduzione d’essere qualcosa, l’ingombrante che vorrebbe fermarsi, dire la sua, dare opinione per avere un’alta opinione di sé. Poi lo sconcerto del vasto ridimensiona questa ridicola vanità. Fermarsi è percezione del sé. Ascoltatemi, guardatemi, ammiratemi. Chiusura in se stessi. Autoerotismo. Andare avanti è percezione del vasto. Ascolta, guarda, ammira. Apertura alla meraviglia. Estasi.

d.f.

L’arredamento

Nasci in un appartamento arredato.
Ti senti a tuo agio, protetto, a casa.
L’idea di te è il riflesso di quell’arredamento.
Un giorno ti tolgono ogni cosa.
Portano via i mobili, tutta la chincaglieria accumulata nel tempo, la tua vanità eternata nell’oggetto immobile.
Ti senti esposto, abbandonato, nudo. Senza più armatura.
Soffri di un dolore nuovo, potente e feroce: l’idea di te se n’è andata.
Non c’è più riflesso, non sei più io.
E allora pensi che non essendo più io sei il suo contrario.
Sei niente. Non vali niente.
Poi respiri e lentamente ti guardi intorno.
Vedi quello che l’arredamento ti nascondeva.
La struttura portante, ciò che è immutabile.
Il tuo appartamento è anonimo e indistinto.
Eppure non crolla.
Non era l’arredamento a tenerlo in piedi.
Non ero io.
Piangi ma respiri ancora.
Non sei più solo io ma capisci che il contrario di io non è niente.
È Tutto.

d.f.

Cedere sei e cedere ritornerai

Cedere è dare ma anche lasciarsi andare.
Che relazione c’è tra il dare e il lasciarsi andare?
Si dà tutto perché ci si lascia andare (estrema generosità d’una vittima) o ci si lascia andare perché si è dato tutto (vittima d’una estrema generosità)?
O non sarà forse vero che lasciarsi andare è darsi del tutto?
Lasciarsi andare ossia permettere al proprio essere di andarsene.
Cedo alla tentazione.
Alla tentazione del cedere.

d.f.

D’essere e destare

Tornare all’origine. Origine del tornare. Essere originale. Dare un’origine all’essenza. All’essenziale. Al contrattempo, all’imprevisto e imprevedibile perché visto per la prima volta, la prima svolta, a prima vista, la prima vista, la prima impressione che fa impressione, sgomento, stupefazione. Fantasmagoria del possibile, possibilità della fantasmagoria.
Quando tutto è accaduto prima di cadere nel tempo, nelle previsioni del tempo, nel tempo delle previsioni. Perché il visibile è già visto, noto e non notevole (notaio al massimo, un io che nota e prende nota, lugubre comunque). Tornare al primo tempo della prima visione, alla dichiarazione d’intenti, alle intenzioni d’ogni dichiarazione. Al saper destare al mondo senza sapere di stare al mondo.
Ricerca dell’origine. Origine d’ogni ricerca.
Barbarie della nostalgia. Nostalgia della barbarie.

d.f.